Bolle di sapone quando piove

Scrivere di donne oggi

Quattro scrittrici torinesi che scrivono di donne

Tutto è partito da una constatazione. A Torino ci sono diverse autrici donne, che scrivono di donne. E io sono onorata di farne parte con Bolle di sapone quando piove.

Grazie alla perfetta organizzazione di Feltrinelli ci siamo riunite presso lo spazio Trama (carinissimo!) per raccontare le donne dei nostri libri.

All’incontro hanno partecipato:
Laura Barile – Bolle di sapone quando piove
Alice Basso – Il grido della rosa
Desy Icardi – La biblioteca dei sussurri
Alessandra Giovanile – Bastarde di Francia

Il dibattito è stato molto interessante, frizzante, animato e divertente.
Da parte mia posso solo riportare qui le mie risposte alle domande che ci sono state poste.

Perchè scrivere di donne? Per scelta, per caso, per istinto?

Nel mio caso è stato un mix tra istinto e timore di non essere (ancora) in grado di affrontare un protagonista maschio. In Bolle di sapone quando piove ho cercato di scavare nelle emozioni e temevo che farlo nei panni maschili (mi) risultasse forzato, difficile, forse un po’ goffo.

E poi, lo ammetto, l’ispirazione ha giocato un ruolo determinante. I personaggi che ho immaginato, che ho – diciamolo! – “visto” nella mente erano donne. E io le ho raccontate così come le ho viste.

Scrivere di donne oggi può ancora avere un valore di messaggio “femminista”?

Io credo assolutamente di sì. Il romanzo è uno strumento molto efficace per veicolare dei messaggi, senza avere il tono didattico o impegnato di un saggio.

Raccontare una storia può essere un modo diretto e potente per creare immedesimazione in una situazione e quindi accendere un faro su un tema anche “femminista”, come la lotta per la parità di genere, la maternità, i diritti delle donne…

Io in Bolle di sapone quando piove ho costruito una storia attorno al tema dell’affido familiare, di cui poco si sa e poco si parla. La mia speranza è che qualche donna, anche single come Sandra, possa incuriosirsi e magari intraprendere questo percorso meraviglioso.

Cosa ho donato di me alle protagoniste del mio libro?

Questa è facile! Ho donato qualcosa di me a ciascuna delle donne di Bolle di sapone quando piove, anche se nessuna di loro mi rispecchia al 100%.

Qualche esempio? Condivido con Nina la paura delle automobili, con Celeste ho in comune l’amore per i libri e le insicurezze personali, a Veronica ho lasciato il mio bisogno di avere tempo per me, da dedicare a cose che mi piacciono. Io e Sandra poi siamo simili nella passione per cucinare dolci e, cosa più importante, nell’interesse per l’affido familiare.

Cosa invece le mie protagoniste hanno lasciato a me?

Sicuramente consapevolezza. Proprio perchè ho messo un po’ di me in questo libro sono stata “costretta” a guardare in faccia alcuni aspetti di me, del mio carattere e della mia personalità di cui forse non ero pienamente consapevole.

Mentre costruivo i personaggi, mentre li “vedevo” evolvere insieme alle loro storie, inevitabilmente ho scoperto cose di me che tenevo dentro. Questo secondo me è il grande potere terapeutico della scrittura.

L’evoluzione del linguaggio potrà incidere sull’espressione del femminile?

Credo proprio di sì. Il linguaggio è cosa viva e il romanzo, che vive di dialoghi e di discorsi diretti, può e deve farsi interprete dei cambiamenti nel parlato, dei neologismi, dello slang e anche di quelle trasformazioni più importanti e sostanziali come le attribuzioni declinate al femminile (la sindaca, la notaia…) o i simboli dell’identità non binaria come la schwa (simbolo ‘ə’).